giovedรฌ 2 luglio 2026

๐ŸŒšRitorno al Buio๐ŸŒš

Ci sono momenti in cui la vita non ti chiede il permesso. Ti travolge e basta. Chi mi segue qui sa che ho sempre cercato di essere onesta, di non mostrare solo i lati facili e leggeri della mia esistenza, ma oggi... oggi ho bisogno di svuotare il sacco per davvero. Perchรจ tenere tutto dentro fa ancora piรน male.

Sono dovuta tornare a quelle gocce. Sono dovuta tornare a quelle piccole pastiglie bianche da sciogliere sotto la lingua.

Ammetterlo fa uno strano effetto. Sembra un passo indietro, una sconfitta, il ritorno a un passato da cui speravo di essermi liberata. Ma la veritร , รจ che, a volte, le forze finiscono. E quando le risorse interne si azzerano, devi solo trovare un modo, qualsiasi modo, per sopravvivere alla notte.

Nell'ultimo periodo la mia vita si รจ ridotta a questo: stanze d'ospedale, l'odore pungente di disinfettante, il rumore ritmico e metallico dei macchinari e quel maledetto filo trasparente che mi collega a una sacca. Altro sangue che entra nelle mie vene. Altri farmaci, altre analisi, altre attese infinite.

L'ospedale รจ un luogo strano, ti svuota della tua identitร . Diventi un corpo da monitorare, un nome su una cartella clinica alla fine del letto, un braccio da bucare continuamente alla ricerca della vena giusta (e l'ennesimo livido viola che si aggiunge agli altri). Questa routine medica, che dovrebbe rassicurarmi perchรจ significa che mi stanno curando, in realtร  mi fa sentire fragile come un guscio d'uovo. Mi guardo allo specchio del bagno del reparto e fatico a riconoscermi. Dove รจ finita la mia energia? Dove sono finiti i miei colori "spenti"?

Il problema vero, perรฒ, comincia quando i medici se ne vanno e si spengono le luci. Chi non ha mai provato il terrore del buio combinato all'ansia non puรฒ capire cosa significhi. Non รจ semplicemente "essere stanchi e non riuscire ad addormentarsi". E' un'agonia.

Rimani lรฌ, immobile nel letto, con gli occhi spalancati a fissare il soffitto nel buio. Senti il battito del tuo cuore accelerare senza motivo.  Ogni minimo rumore della casa diventa amplificato. E la stanchezza fisica quella vera, profonda, che ti consuma le ossa dopo giornate passate tra medici e trasfusioni, si trasforma in una specie di elettricitร  nervosa.

I minuti passano. Diventano ore. Guardi la sveglia: le 02:00, le 03:30, le 05:00. E sai giร  che l'indomani sarai un fantasma.

Ed e proprio nel silenzio della notte che arrivano loro. I pensieri.
Arrivano come un fiume in piena che rompe gli argini. Inizi a chiederti: Perchรจ a me? Quando finirร  tutto questo? Ce la farรฒ a tornare come prima? E se le cose peggiorassero?

I pensieri si accavallano, diventano mostri giganti. Cominci a rimurginare sul passato, a temere il futuro, a sentirti intrappolata in un corpo che in questo momento sembra darti solo problemi. Ti senti un peso per chi ti sta intorno, anche se sai che ti amano. Ti senti maledettamente sola, anche se hai persone vicine.

E poi, arrivano i pianti. Quei pianti che ti partono dallo stomaco, silenziosi per non svegliare nessuno, ma cosรฌ violenti, da farti mancare il fiato. Piango per la frustrazione. Piango per la paura. Piango perchรจ sono stanca di essere forte, stanca di dover "reagire", stanca di sorridere e dire "tutto bene" quando dentro sta crollando ogni cosa. Le lacrime diventano l'unico modo che il mio corpo ha per sfogare un dolore che non sa come spiegare a parole.

E' stato a quel punto, dopo l'ennesima notte passata a tremare e a piangere, che ho capito che non potevo piรน farcela da sola.

All'inizio ho provato rabbia. Mi sono detta " No, di nuovo no". 
Ma poi ho capito che non c'รจ nessuna colpa. Non c'รจ da vergognarsi se in questo momento ho bisogno di una stampella chimica per non sprofondare. Quei farmaci non sono una scelta di comodo, sono un salvagente. Servono a mettere il silenziatore a quel cervello che non si spegne mai, a regalarmi qualche ora di sonno, a calmare il tremore alle mani e quella morsa al petto che mi toglie il respiro.

Prendere quei farmaci oggi non significa che ho perso la mia battaglia. Significa che riconosco i miei limiti attuali. Significa che accetto che in questo preciso momento storico della mia vita, ho bisogno di aiuto per stare in piedi.

Ho scritto questo post non per fare del vittimismo, ma perchรจ so che lร  fuori, dietro uno schermo, c'รจ sicuramente qualcuno che sta passando un periodo d'infermo tra ospedali, problemi di salute, ansia e notti in bianco.

Voglio dirvi che vi vedo. So come vi sentite. So quanto fa male quel vuoto allo stomaco e quella voglia di sparire per un po' pur di non sentire il peso dei pensieri. Non siete sbagliati. Non siete deboli. Siete solo esseri umani che stanno affrontando una tempesta.

Per adesso navigo a vista, un giorno alla volta. Anzi, una notte alla volta. Con le mie trasfusioni, le mie fragilitร  e le mie pillole sul comodino. Ma sono ancora qui. E questo per ora, deve bastare.

Grazie per essere un posto sicuro in cui poter crollare. 



1 commento:

  1. Sei forte Vanessa, ti auguro tutto il meglio possibile. Ti voglio bene ❤️

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